Estrarre i dati dai DDT e dalle bolle di consegna automaticamente

DDT e bolla sono la stessa cosa? Sì. Come leggerli in automatico: righe e quantità nel gestionale e confronto con l'ordine, senza ricopiare a mano.

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I documenti di trasporto arrivano in mille forme: un PDF in allegato, una bolla cartacea che il magazziniere fotografa col telefono, una scansione storta presa al volo. E ogni volta qualcuno apre il file, legge le righe e ricopia codici e quantità nel gestionale per il carico merce. Questo lavoro manuale è lento, ripetitivo e, soprattutto, è il punto dove nascono gli errori che scopri solo a fine mese.

Cosa succede oggi, nella pratica

La merce arriva. Insieme arriva il DDT. Qualcuno deve:

  • leggere ogni riga del documento (codice articolo, descrizione, quantità);
  • ricopiarla a mano nel gestionale per registrare il carico;
  • abbinare il DDT al relativo ordine di acquisto;
  • controllare che ciò che è arrivato corrisponda a ciò che era stato ordinato.

Quando i DDT sono pochi va bene. Quando sono decine al giorno, il controllo salta. Si carica “a fiducia”, e le differenze (un collo mancante, una quantità sbagliata, un articolo di troppo) restano invisibili finché non arriva la fattura del fornitore o, peggio, la contestazione del cliente.

Fai due conti: se un DDT di quindici righe richiede 5-10 minuti, trenta DDT al giorno valgono fra due ore e mezza e cinque ore. Ogni giorno.

Come si automatizza, passo per passo

Il flusso è semplice e segue gli stessi principi con cui si automatizza l’inserimento degli ordini nel gestionale.

  1. Acquisisce il documento da dove arriva: email, cartella condivisa, foto o scansione.
  2. Estrae le righe: codice, descrizione, quantità, unità di misura, numero e data del DDT.
  3. Abbina il DDT all’ordine di acquisto giusto (fornitore, riferimenti, articoli).
  4. Controlla quantità arrivata contro quantità ordinata e segnala le differenze: mancanze, eccedenze, articoli non previsti.
  5. Aggiorna il gestionale (o mette tutto in una coda di verifica) con il carico già pronto.

Il punto 2 non è il vecchio OCR che trasforma l’immagine in testo: l’AI capisce quale numero è la quantità e quale il codice, anche se ogni fornitore impagina la bolla a modo suo (la differenza è spiegata in OCR o AI per la lettura dei documenti).

Il pezzo che cambia davvero le cose, però, è il punto 4. Non è solo trascrizione: è un controllo. È lo stesso ragionamento del 3-way matching tra ordine, DDT e fattura, applicato dove conta, cioè al momento dell’arrivo della merce.

Un esempio concreto

Idrotermica Bassi (azienda inventata) riceve da Colombo Forniture Srl il DDT n. 1284, sei righe, fotografato sul bancone. L’ordine collegato è l’OA 212. Ecco cosa succede:

  • riga 1, codice fornitore RC-0412: non esiste nella tua anagrafica, ma la tabella di corrispondenza lo abbina all’articolo interno 30118;
  • riga 2, valvole a sfera: arrivate 80, ordinate 100. Segnalata come consegna parziale;
  • riga 3, “5 conf. da 10” guarnizioni: il gestionale ragiona a pezzi, quindi diventano 50, con la conversione ben visibile;
  • righe 4 e 5: tutto torna;
  • riga 6: articolo non presente nell’ordine, messo in evidenza;
  • a penna, in fondo: “1 collo danneggiato”. La nota viene letta e riportata.

In magazzino arriva un riepilogo: quattro righe pronte, due da guardare, una nota.

Perché il controllo arrivato vs ordinato vale più della velocità

Il valore vero non sono i minuti risparmiati: è scoprire subito che è arrivato meno del dovuto.

Se il sistema segnala “ordinati 100, arrivati 80” mentre la merce è ancora sul bancone, reclami al fornitore con il documento in mano. Se te ne accorgi a fine mese, la discussione è più difficile e magari hai già venduto qualcosa che non avevi. E un carico corretto significa giacenze corrette, quindi meno errori nell’evasione verso i tuoi clienti.

In pratica lo stesso principio con cui conviene caricare gli ordini PDF nel gestionale in modo controllato: l’automazione non lavora al buio, prepara e segnala, e la persona decide.

”E se il DDT è scritto male o ambiguo?”

Capita spesso: una descrizione che non torna, una foto sfuocata. Il sistema non inventa: mette la riga nella coda di verifica. Tu controlli solo le eccezioni, non i cento documenti filati lisci.

I codici del fornitore si confrontano con la tua anagrafica articoli, e ogni abbinamento che confermi una volta vale per le volte successive. Le unità di misura si convertono con i dati del tuo gestionale, non a occhio. Le correzioni a penna vengono lette, ma se la grafia è incerta la riga va in verifica (qui trovi fin dove arriva l’AI con i documenti scritti a mano).

Così il lavoro umano si concentra dove serve il giudizio, non dove serve solo pazienza.

Devo cambiare gestionale o magazzino? No

L’automazione lavora sopra gli strumenti che già usi. Che tu carichi la merce in TeamSystem, Zucchetti, Danea, Arca o Fatture in Cloud, i dati arrivano nel formato che il tuo sistema si aspetta. Si toglie solo la ribattitura e si aggiunge un controllo che prima non c’era.

Tempi e costi, in ordine di grandezza

Un flusso così, partendo dai fornitori principali, si mette in piedi in qualche settimana, non in mesi. Il costo dipende più da quanti formati diversi ricevi e da come si collega il gestionale che dal numero di DDT: leggere cinquanta bolle al giorno invece di dieci costa poco di più. Il beneficio sono le ore di ribattitura risparmiate e, spesso più pesanti, le differenze scoperte in tempo.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra DDT e bolla di consegna?

Nell’uso comune sono la stessa cosa: “bolla” è il nome con cui molti chiamano ancora il documento di trasporto. La vecchia bolla di accompagnamento è stata sostituita dal DDT nel 1996. Per l’automazione non cambia nulla.

Cosa deve contenere un DDT?

Almeno numero progressivo e data, i dati di chi cede la merce, di chi la riceve e dell’eventuale trasportatore, e natura, qualità e quantità dei beni. Spesso ci sono anche causale, numero di colli e riferimento all’ordine: quando c’è, l’abbinamento automatico diventa molto più semplice.

Come si collegano DDT e fattura?

Con la fatturazione differita il fornitore emette una sola fattura che riepiloga i DDT del mese, entro il 15 del mese successivo. Per questo conviene controllare bene i DDT all’arrivo: sono la base per verificare che la fattura corrisponda a quello che hai ricevuto.

Si possono leggere in automatico anche le bolle cartacee?

Sì, da una foto col telefono o da una scansione, purché il documento sia leggibile. Se la foto è sfuocata o manca una pagina, la bolla finisce in verifica invece di essere caricata con dati sbagliati.

I dati estratti vanno direttamente in magazzino?

Lo decidi tu. Si può partire con tutto in verifica e un clic di conferma, e poi lasciare il carico diretto solo alle righe che tornano con l’ordine. Le eccezioni restano sempre a una persona.

Quando conviene partire

Conviene quando ricevi tanti DDT in formati diversi, quando il controllo arrivato vs ordinato oggi si fa “quando c’è tempo” (cioè raramente), e quando le sorprese sulle quantità ti costano in resi o contestazioni.

Se ti riconosci, il primo passo è capire dove si perde tempo e dove nascono gli errori. Richiedi una call di 30 minuti: mi racconti come arrivano e come gestisci oggi i tuoi DDT, e il giorno dopo ti mando una pagina con le attività da cui partirei. Senza impegno.

Quanto ti costa farlo a mano?

Scopri in due minuti quante ore e quanti euro perdi ogni mese sui processi ripetitivi, e quanto ne recuperi automatizzando.